The Coming Entropy Of Our World Order – Parag Khanna

Nella scienza, l’entropia misura il livello di disordine di un sistema: più è alta, più quel sistema è caotico, imprevedibile, difficile da governare. Secondo Khanna, qualcosa di simile sta accadendo al nostro mondo: non ci troviamo più in una fase di ordine stabile, bensì in un’epoca di crescente frammentazione, dove i centri di potere si moltiplicano e si disperdono.

Per capire questa tesi, basta guardarsi indietro. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il mondo fu modellato da un sistema fortemente gerarchico: al vertice c’erano gli Stati Uniti, potenza economica e militare dominante, seguiti da un ristretto gruppo di alleati occidentali. Durante la Guerra Fredda, l’equilibrio si reggeva su una competizione bipolare tra Washington e Mosca. Poi, con la caduta dell’Unione Sovietica, sembrò per un attimo che un nuovo ordine unipolare, liberale e globalizzato potesse davvero imporsi. L’Occidente sperava che il mercato, la tecnologia e le istituzioni internazionali avrebbero progressivamente uniformato il mondo. Ma quel sogno si è rivelato un’illusione.

Oggi siamo lontani da quell’idea di ordine lineare e prevedibile. L’autorità non è più concentrata in pochi centri di potere, la società globale si sta irrevocabilmente dirigendo verso la decentralizzazione.

Viviamo ormai in un sistema multicentrico. Oltre agli Stati Uniti, potenze come la Cina, l’India, la Russia, la Turchia e il Brasile rivendicano un ruolo attivo e autonomo: hanno fatto uso della globalizzazione non per servire passivamente i padroni occidentali ma per affermare loro stesse in un sistema globale interconnesso. Si sono impadronite degli strumenti di potere (militari, finanziari, tecnologici) per esercitare un’azione all’interno del sistema. E, ancora più importante, hanno messo (e mettono) concretamente in discussione l’influenza globale degli Stati Uniti. Valga come esempio l’inutile sforzo occidentale per isolare la Russia a livello internazionale, accolto quasi con indifferenza, se non con compatimento, dal continente che sta diventando il vero centro dell’azione globale: l’Asia.

Ma il cambiamento non riguarda solo gli Stati. Si è aperto un campo di gioco ancora più vasto, dove agiscono con crescente influenza attori non-statuali: grandi città globali, multinazionali tecnologiche, reti finanziarie digitali, movimenti sociali, perfino singoli individui con una piattaforma web e un nutrito seguito di followers. Il potere è diventato più accessibile, più liquido, più distribuito.

Questa trasformazione è stata accelerata da una serie di eventi e processi che hanno agito come “moltiplicatori entropici”. La pandemia di Covid-19 ha messo in crisi le istituzioni internazionali e ha mostrato l’inadeguatezza delle risposte centralizzate. La crisi climatica continua a produrre instabilità, spingendo milioni di persone a migrare, mettendo sotto pressione gli stati e moltiplicando i conflitti ambientali. Le guerre regionali, come quelle in Ucraina e in Medio Oriente, dimostrano quanto sia fragile ogni tentativo di costruire un ordine globale condiviso. E poi c’è la tecnologia: l’intelligenza artificiale, le criptovalute, la rete, l’automazione… strumenti che sfuggono al controllo delle autorità tradizionali e che spesso operano al di sopra dei confini nazionali.

L’entropia non significa necessariamente distruzione: significa trasformazione. Ci troviamo davanti a un sistema che non può più essere compreso con le vecchie categorie. Non siamo in presenza di un semplice collasso dell’ordine, ma di un passaggio a una nuova configurazione: non più piramidale e gerarchica, bensì reticolare, decentrata, adattiva. In questo contesto, l’anarchia – intesa come totale assenza di regole – non è lo scenario più probabile. Piuttosto, è il momento di costruire nuovi equilibri in cui le regole siano frutto di negoziazioni plurali, multilivello e spesso anche informali.

La lezione più importante che Khanna ci offre è forse questa: dobbiamo smettere di pensare all’ordine mondiale come a qualcosa da “ripristinare”. L’idea di un ordine unico, stabile e universalmente accettato appartiene al passato. Il futuro, invece, ci chiede di abbracciare la complessità, di pensare in termini ecologici piuttosto che meccanici, di costruire resilienza piuttosto che controllo.

In un sistema ad alta entropia, non vince chi domina, ma chi sa adattarsi meglio. L’intelligenza geopolitica del nostro tempo non sarà quella della forza, ma quella della flessibilità: capacità di connettere, di negoziare, di convivere con la molteplicità senza cercare di annullarla.

 

L’articolo di Parag Khanna, (in .pdf) scaricabile:

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