Dopo i tragici eventi del 7 ottobre 2023, Israele ha avviato una campagna militare nella Striscia di Gaza, un’occupazione volta all’eliminazione dei vertici di Hamas e all’indebolimento del movimento, con l’obiettivo dichiarato di ottenere un perentorio rilascio degli ostaggi israeliani ancora in mano all’organizzazione estremista palestinese.
Le conseguenze delle azioni militari israeliane, però, si sono ripercosse non solo sui miliziani di Hamas ma anche sulla quasi totalità della popolazione civile palestinese.
La accuse di Human Rights Watch (HRW) sono pesantissime: secondo l’organizzazione non governativa, Israele avrebbe deliberatamente e sistematicamente messo in atto brutali azioni premeditate, le cui conseguenze si sono abbattute indiscriminatamente sulla popolazione civile, tanto da spingere HRW (e non solo) ad accusare lo stato ebraico di aver perpetrato crimini contro l’umanità, atti di sterminio, e possibili atti di genocidio.
Tra le violenze e gli abusi israeliani, il taglio all’approvvigionamento idrico, all’approvvigionamento elettrico, il blocco degli aiuti umanitari, il trasferimento forzato della popolazione palestinese.
L’approvvigionamento idrico ed elettrico
Secondo il rapporto di HRW, Israele ha deliberatamente privato i palestinesi di Gaza dell’accesso all’acqua, chiudendo le condutture idriche, distruggendo gli impianti e bloccando i rifornimenti.
Gaza è cronicamente afflitta da problemi di approvvigionamento idrico e l’acqua fornita da Israele prima dell’inizio della guerra rappresentava una fonte di sostentamento insostituibile, considerata anche l’assenza di infrastrutture adeguate nella Striscia (oltre l’80% dell’acqua prodotta va infatti persa a causa di falle nelle tubature e mancanza di sistemi di distribuzione).
Dall’apertura delle ostilità, la fornitura di acqua da Israele verso Gaza è stata sensibilmente ridotta e Israele è stata attivamente coinvolta nell’interruzione delle forniture di elettricità e carburante, elementi essenziali per il funzionamento degli impianti idrici e fognari presenti nella Striscia.
“Per anni abbiamo fornito a Gaza elettricità, acqua e carburante. Invece di ringraziarci, hanno mandato migliaia di uomini a macellare, uccidere, stuprare e rapire bambini, donne e anziani – così abbiamo deciso di interrompere la fornitura di acqua, elettricità e carburante, e ora la loro centrale elettrica locale è crollata e non c’è elettricità a Gaza. Continueremo .. finché la minaccia di Hamas non sarà eliminata da Israele e dal mondo” (Israel Katz, Ministro della Difesa di Israele)
L’accesso ad una fonte di acqua è così sceso (in media) a meno di 6 litri al giorno pro capite, ben sotto lo standard minimo di 15 litri/giorno.

Le infrastrutture
Dal 2023, Israele ha anche attaccato gli impianti di trattamento delle acque reflue di Gaza (4 dei 6 disponibili sono ora fuori uso) ed ha reso inutilizzabili gli impianti di desalinizzazione, i serbatoi d’acqua e alcuni dei pozzi disponibili sul territorio.
A luglio 2024, l’ 84,6% delle infrastrutture idriche e sanitarie (cosiddette “WASH”, Water, Sanitation and Hygiene) risultava danneggiato o distrutto.
Israele si è resa anche protagonista di attacchi diretti nei confronti degli operatori palestinesi che tentavano di riparare gli impianti.
“Avevamo comunicato le coordinate al comando israeliano. Nonostante ciò, hanno colpito i nostri tecnici durante le riparazioni”, dichiara un dipendente della azienda idrica municipale di Gaza a Marzo 2024
Il trasferimento forzato
Secondo le Nazioni Unite, a Novembre 2024, 1,9 milioni di persone che risiedevano a Gaza, su una popolazione residua di 2,1 milioni di persone, erano state sfollate. Durante i quasi 15 mesi di ostilità, l’esercito israeliano ha ripetutamente ordinato ai palestinesi di spostarsi in aree in cui le infrastrutture civili erano inesistenti, come la “zona sicura” di al-Mawasi, in aree precedentemente disabitate vicino alla costa, o in aree seriamente compromesse da precedenti bombardamenti e/o combattimenti, lasciando gli sfollati in aree assolutamente inadeguate dal punto di vista della disponibilità di acqua, cibo, cure mediche e ripari.
In una lettera all’amministrazione Biden dell’Ottobre 2024, 99 medici e infermieri americani avevano già dichiarato:
Israele sta concentrando una popolazione malata e malnutrita, costituita soprattutto da bambini, su poco più di una spiaggia senza acqua corrente e senza servizi igienici. In queste condizioni le epidemie sono praticamente garantite e saranno assolutamente devastanti, causando decine di migliaia di morti, la maggior parte dei quali giovani.
Le malattie
Senza una fonte di acqua sicura, le malattie si sono infatti diffuse a macchia d’olio, colpendo in special modo i neonati, i bambini e i malati cronici.
Sono stati segnalati oltre 669.000 casi di diarrea, 132.000 casi di ittero (sintomo di epatite A), più di 225.000 casi di infezioni cutanee, oltre 1 milione di infezioni respiratorie.
Ad Agosto 2024, si è inoltre registrato il primo caso di poliomielite degli ultimi 25 anni.
“I miei figli (2 e 3 anni) hanno iniziato a vomitare e avere diarrea dopo aver bevuto l’acqua del pozzo nel nostro quartiere. Anche io mi sono ammalato. Questo è successo dal momento in cui abbiamo iniziato a bere l’acqua [sporca].” — Abdulhafith al-Khalidi, giugno 2024
Il tasso di mortalità infantile per sospetta epatite A è stato recentemente stimato al 5-10% “a causa di insufficiente capacità di diagnosi, trattamento e monitoraggio”. “Prima della guerra, il tasso di mortalità per la stessa malattia era dello 0,1%”, come riporta il Dr. Hussam Abu Safiyeh, direttore dell’Ospedale Kamal Adwan.
Gli aiuti umanitari
Infine, come arma di pressione su Hamas, Israele ha bloccato l’ingresso di materiali per la purificazione dell’acqua e la riparazione della rete idrica e impedito in maniera sistematica degli aiuti nel nord di Gaza.
I materiali definiti “a doppio uso”, tra cui filtri per l’acqua, cisterne, tubature, generatori non sono infatti stati più consegnati, o lo sono stati con estrema difficoltà, protraendo lo stato di crisi in cui versava la popolazione civile.
L’ingresso di aiuti umanitari destinati alla popolazione si è inoltre drasticamente ridotto a causa dei blocchi israeliani: da 500 camion/giorno prima del conflitto a 33 camion/giorno dopo maggio 2024.
Il Rapporto di Human Rights Watch “Extermination and Acts of genocide“, (in .pdf) scaricabile: