La Cina nei Balcani (1) – L’ascesa del dragone come principale investitore in Serbia

Negli ultimi anni, l’influenza economica cinese in Serbia è cresciuta rapidamente, con un impatto significativo sul tessuto industriale del paese.
La relazione tra Serbia e Cina si è infatti notevolmente rafforzata, portando la Cina a diventare il più grande investitore nel paese balcanico.
Per dare un’idea delle somme in gioco, nel 2022 gli investimenti cinesi in Serbia hanno raggiunto un livello paragonabile al totale investito da tutti i 27 Stati membri dell’Unione Europea.

 

Dalle prime collaborazioni agli investimenti strategici

La cooperazione tra Serbia e Cina è iniziata ufficialmente nel 2009 con la firma di un accordo quadro per lo sviluppo infrastrutturale e tecnologico. Nella prima fase, i rapporti economici si sono basati soprattutto su prestiti concessi dalle banche cinesi per sostenere progetti infrastrutturali in Serbia.

Il governo serbo ha poi cercato di attrarre investimenti cinesi più consistenti, con l’obiettivo di creare posti di lavoro e promuovere la reindustrializzazione.

La svolta decisiva è avvenuta nel 2016, quando la HeSteel Group ha acquistato l’acciaieria di Smederevo per 42 milioni di euro, con l’impegno di investire ulteriori 300 milioni. Questo evento è coinciso con la visita del presidente cinese Xi Jinping in Serbia ed è stato simbolicamente definito un esempio della “amicizia d’acciaio” (terminologia evidentemente ricorrente da quelle parti del globo) tra i due paesi.

 

Espansione nei settori minerario e automobilistico

A partire dal 2018, la Cina ha incrementato la sua presenza in Serbia con investimenti strategici. Tra i progetti più rilevanti ci sono:

  • Linglong Tire: costruzione di una fabbrica di pneumatici a Zrenjanin, considerata il più grande investimento greenfield dell’epoca (1 miliardo di euro).
  • Zijin Mining Group: acquisizione del 63% della compagnia mineraria Bor per circa 1 miliardo di euro, a cui si è aggiunto l’acquisto di Nevsun Mining per 1,2 miliardi di euro. Queste operazioni hanno dato pressoché alla Cina il monopolio nel settore minerario dell’area orientale della Serbia.
  • Minth Automotive Europe: apertura di stabilimenti automobilistici a Loznica e Sabac (investimento complessivo di circa 150 milioni di euro).
  • Mei Ta Europe: investimento di 150 milioni di euro a Obrenovac nel settore della componentistica automobilistica.
  • Yanfeng Automotive Interiors: investimento iniziale di 40 milioni di euro a Kragujevac, poi ampliato con ulteriori 18 milioni.
  • Xingyu Automotive Systems: investimento annunciato di 50-60 milioni di euro a Niš, anche se il progetto ha incontrato difficoltà nella fase di avvio della produzione.

 

L’aumento degli investimenti cinesi è stato visto come un elemento positivo per l’economia serba, in quanto ha contribuito a rilanciare industrie in difficoltà e a preservare migliaia di posti di lavoro.

Dal punto di vista cinese, questo tipo di operazioni servono per penetrare, tramite il canale dell’economia, nel cuore dell’Europa, tessere relazioni con paesi non obbligatoriamente allineati con Washington (e nemmeno troppo considerati dagli Stati Uniti) ed accaparrarsi risorse naturali.

L’assenza di un quadro normativo rigoroso da parte del governo serbo potrebbe portare a conseguenze negative in termini di impatto ambientale, trasparenza e diritti dei lavoratori ma, per il momento, non sembra essere questa la questione prioritaria.

 

CHINAOBSERVER – Stefan Vladisavljev ©:

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