Cosa pensa Washington dell’Europa: la lettura della nuova National Security Strategy USA

Come insegna il sempre ottimo Dario Fabbri, “Trump ha un grande difetto: ti fa entrare nella cucina dell’Impero, oserei dire persino nel gabinetto in alcuni casi”.

In altri termini, il nuovo presidente degli Stati Uniti e il suo staff — rispetto ai predecessori — rendono un po’ più manifeste del dovuto le proprie posizioni, palesandole con una certa strafottenza davanti al povero interlocutore.

Forse da questo deriva la crudezza dei giudizi sull’Europa presenti sul nuovo documento “National Security Strategy of the United States of America”, pubblicato a Novembre 2025.

Critiche talvolta davvero difficili da comprendere nella loro durezza, altre volte capaci di colpire senza esitazioni nel punto più dolente.

Cosa ci imputano i nostri protettori?

 

  1. Stagnazione economica e iper-regolamentazione

L’Europa continentale ha perso quota del PIL globale — scesa dal 25% nel 1990 al 14% odierno — anche a causa di regolamentazioni nazionali e transnazionali che minano creatività e operosità.
Non è affatto scontato che alcuni Paesi europei dispongano, in futuro, di economie e forze armate sufficientemente solide per rimanere alleati affidabili.

 

  1. Erosione civile e culturale

[Le] politiche migratorie … stanno trasformando il continente e generando conflitti, [assieme al] crollo dei tassi di natalità [e alla] perdita delle identità nazionali e della fiducia in sé stessi.
È più che plausibile che entro pochi decenni alcuni membri della NATO diventino a maggioranza non europea. Di conseguenza, resta aperta la questione se essi continueranno a concepire il proprio ruolo nel mondo — o la loro alleanza con gli Stati Uniti — allo stesso modo di coloro che firmarono il Trattato istitutivo della NATO.

 

  1. Libertà politica, Russia e deficit di autonomia strategica

[La] mancanza di fiducia in sé stessa è particolarmente evidente nel rapporto dell’Europa con la Russia. Gli alleati europei godono di un netto vantaggio in termini di hard power rispetto alla Russia sotto quasi ogni parametro, ad eccezione delle armi nucleari. A seguito della guerra russa in Ucraina, le relazioni europee con la Russia si sono fortemente deteriorate, e molti europei considerano oggi la Russia una minaccia esistenziale. Gestire le relazioni tra Europa e Russia richiederà un significativo impegno diplomatico degli Stati Uniti, sia per ristabilire condizioni di stabilità strategica sull’intera massa eurasiatica, sia per mitigare il rischio di un conflitto tra la Russia e gli Stati europei.
La diplomazia americana dovrebbe continuare a difendere una democrazia autentica, la libertà di espressione e la celebrazione senza complessi del carattere e della storia propri delle singole nazioni europee.
L’America incoraggia i propri alleati politici in Europa a promuovere questa rinascita dello spirito, e la crescente influenza dei partiti patriottici europei [non è chiaro cosa, concretamente, l’amministrazione USA indichi come modello: partiti “patriottici” come Alternative für Deutschland??] offre effettivamente motivi di grande ottimismo.

 

  1. Censura della libertà di espressione, processi democratici deficitari e repressione dell’opposizione politica

Una larga maggioranza europea desidera la pace tra Russia e Ucraina, ma tale volontà non si traduce in politiche concrete, in larga misura a causa della sovversione dei processi democratici da parte di questi governi.
L’amministrazione Trump si trova in contrasto con funzionari europei che nutrono aspettative irrealistiche sulla guerra e che operano all’interno di governi di minoranza instabili, molti dei quali calpestano principi democratici fondamentali per reprimere l’opposizione.
[Davvero in Unione Europea stiamo assistendo imbelli a “sovversione di processi democratici” e “repressione delle opposizioni”?].

 

  1. I rapporti UE/USA

[Purtroppo per loro, sembrerebbe di dover dire], l’Europa rimane strategicamente e culturalmente vitale per gli Stati Uniti. Il commercio transatlantico resta uno dei pilastri dell’economia globale e della prosperità americana. I settori europei, dalla manifattura alla tecnologia fino all’energia, rimangono tra i più solidi al mondo. L’Europa ospita una ricerca scientifica d’avanguardia e istituzioni culturali di livello mondiale. Non solo non possiamo permetterci di abbandonare l’Europa — farlo sarebbe controproducente rispetto agli obiettivi di questa strategia.
[Hanno poi necessità che l’UE collabori per] aprire i mercati europei ai beni e servizi statunitensi e garantire un trattamento equo ai lavoratori e alle imprese americane [e per] rafforzare le nazioni sane dell’Europa centrale, orientale e meridionale attraverso legami commerciali, vendite di armamenti, collaborazione politica e scambi culturali ed educativi.
[Gli serviamo anche dal punto di vista strategico,] al fine di impedire a qualsiasi avversario di dominare il continente europeo.

 

Noi vogliamo che l’Europa resti europea, che recuperi la propria fiducia civile e culturale, e che abbandoni il suo fallimentare e soffocante accanimento regolatorio.

[C’è poi anche spazio per la dimensione emotiva:] l’America è, comprensibilmente, legata sentimentalmente al continente europeo — e, naturalmente, alla Gran Bretagna e all’Irlanda.

[La chiosa:] se le tendenze attuali dovessero continuare, il continente sarà irriconoscibile entro vent’anni o meno.

 

Il documento “National Security Strategy of the United States of America – Nov 2025” (in .pdf), scaricabile:

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