Open Arms e il processo a Matteo Salvini – Gli eventi (Parte 2)

Continua il racconto dello sbarco dei migranti dalla Open Arms e del serrato confronto con il Ministero dell’Interno.
QUI la puntata precedente.

 

15 agosto 2019

La Guardia di Finanza riesce finalmente a salire a bordo della Open Arms e trova i 147 migranti “tutti ammassati sulla nave”, con a disposizione due soli bagni chimici, in una situazione igienico sanitaria quantomeno precaria.

Più i giorni passano, più il peso mediatico dei giudizi su giornali e telegiornali diventa insostenibile per il governo e i primi mugugni cominciano a farsi sentire.

Alcuni Ministri si erano rifiutati di firmare il secondo decreto interdittivo emanato dal Ministero dell’Interno.

Elisabetta Trenta (Ministro della Difesa all’epoca dei fatti) riteneva la nuova misura “una reiterazione di un Decreto già annullato, immotivata, e senza che fossero intervenute altre novità, se non novità peggiorative rispetto alla vita di chi era a bordo”.

Il Comandante Gregorio De Falco (Senatore della Repubblica ed ex Ufficiale delle Capitanerie di Porto) si spingeva a sottolineare l’inopportunità di forzare eccessivamente la situazione per un mero fine politico: “non si poteva, non si doveva, non si sarebbe dovuto far sì che su quelle persone si facesse la politica, la politica si fa attraverso atti generali astratti, si fa attraverso idee, non sulla carne della gente che già sta soffrendo”.

Lo stesso Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, aveva invitato il Ministero dell’Interno “ad adottare con urgenza i necessari provvedimenti per assicurare assistenza e tutela ai minori presenti nell’imbarcazione”. Conte aveva anche aggiunto che vari Stati Membri dell’Unione Europea – tra cui Francia, Germania, Romania, Portogallo, Spagna e Lussemburgo – nel corso delle trattative per la redistribuzione, gli avevano già comunicato la loro disponibilità ad accogliere alcuni dei migranti a bordo della Open Arms.

Il Ministero dell’Interno si sente quindi in dovere di rilasciare una nota ufficiale, pubblicata sui quotidiani, dove viene ribadito che, in base alla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, la competenza in merito alle persone tratte a bordo delle navi appartiene allo Stato di bandiera (quindi alla Spagna), soggiungendo anche che se la Open Arms non si fosse colpevolmente attardata nel Mediterraneo del Sud ma avesse fatto subito rotta per la Spagna il problema non si sarebbe nemmeno posto.

Il punto è comunque sempre politico. Il Ministero sottolinea (certo, non a torto) come l’Unione Europea sia incline ad applicare un doppio standard: ligi alle regole quando i vincoli ricadono sugli altri Stati Membri e più permissivi quando tocca a se stessi, come accadde nel caso della Sea Watch 3, nave battente bandiera olandese, per la quale il Segretario di Stato Olandese per le Migrazioni dichiarò l’indisponibilità del suo Paese a cooperare nel ricollocamento degli immigrati considerandolo “uno spreco di sforzi e risorse finanziarie del contribuente, che dovrebbe essere evitato“.

Il Ministero dell’Interno evidenzia, altresì, come la complessiva condotta tenuta da Open Arms abbia denotato, a loro modo di vedere, la precisa intenzione di porre in essere un’attività volta al preordinato e sistematico trasferimento illegale di migranti in Italia.

Su pressione del Presidente del Consiglio, il Ministero dell’Interno dà comunque disposizioni per lo sbarco di tutti i minori non accompagnati.

 

18 agosto 2019

Ormai la Open Arms staziona a 700 metri dal porto di Lampedusa, si vede la costa italiana e un numero sempre più elevato di migranti, esasperati, comincia a lanciarsi in acqua.

La situazione continua ad essere particolarmente tesa, sia l’equipaggio che i passeggeri sono esausti: “quando sono risaliti a bordo, i migranti che non si erano buttati si sono scagliati contro quelli che si sono buttati, perché -dicono- ora per colpa vostra non ci faranno.., ci puniranno e non ci faranno sbarcare, quindi quella situazione era diventata una situazione ormai fuori controllo” riporta lo psicologo di Emergency presente a bordo.

In giornata perviene ad Open Arms conferma dell’indicazione, da parte del Governo spagnolo, di un POS presso la località spagnola di Algeciras.

Open Arms però rifiuta, è troppo tardi e i migranti sono in situazione di incertezza da troppo tempo: “dirigersi in Spagna fondamentalmente era in ogni caso impossibile, perché parliamo di oltre venti giorni a bordo della nave, era… anche lo stesso equipaggio aveva difficoltà a gestire, controllare tutta la situazione, che era divenuta complicata, con migranti che convivevano stretti da oltre diciotto giorni … È difficile dare una spiegazione di quanta fosse la disperazione a bordo, e in quel caso la cosa più sicura era sbarcare in Italia” testimonia il capo missione Montes.

Anche la Guardia di Finanza palesa i suoi dubbi dato che Algeciras si trova oltre lo stretto di Gibilterra (la Spagna ha quindi inzialmente concesso uno dei POS più lontani dalla posizione in cui si trovava la Open Arms..) e “sicuramente in quelle condizioni era una distanza troppo lunga da percorrere”.

La Spagna allora propone di sbarcare a Mahon (Minorca)” però allo stesso modo, insomma, stiamo parlando di distanze piuttosto importanti .. per i migranti soccorsi l’1 agosto .. quindi dopo 18 giorni intraprendere un ulteriore viaggio che sarebbe stato di almeno altri sette giorni, insomma… a mio avviso non c’erano le condizioni per farlo, in sicurezza” ribadisce la Guardia di Finanza.

RCC Roma offre allora la propria disponibilità a scortare la Open Arms fino al porto spagnolo di Mahon con un proprio dispositivo navale, sul quale trasbordare anche parte dei migranti.

L’offerta è a dir poco irrituale (“bisogna capire che accompagnare una nave ONG, a centinaia di chilometri di navigazione, attraverso una imbarcazione della Guardia Costiera non è un’anomalia, di più. La prassi è farli sbarcare, identificarli, e ridistribuirli” commenterà il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti) e dà l’idea della determinazione del Ministero degli Interni a tenere il punto.

 

19 agosto 2019

Il comandante di Open Arms Creus chiarisce che “l’imbarcazione … non è in grado di prolungare ulteriormente la navigazione nemmeno di un’ora” e richiede ancora una volta di sbarcare le 107 persone rimaste a bordo.

Il Ministero dell’Interno emana una nota in cui viene dato finalmente riscontro (anche se negativo) alle plurime richieste di POS inoltrate dalla Open Arms.

Il riscontro è negativo in quanto, secondo il Ministero, il divieto di ingresso, transito e sosta nelle acque territoriali nazionali disposto per la nave era ancora valido e l’attività volta al preordinato e sistematico trasferimento illegale di migranti in Italia un’accusa tuttora in piedi. Si sottolinea, inoltre, che le autorità italiane avevano già adempiuto ai doveri di assistenza, concorrendo nell’effettuazione delle evacuazioni mediche necessarie e curando lo sbarco dei 27 minori non accompagnati presenti a bordo.

 

20 agosto 2019

Sul ponte dell’imbarcazione si trovano oltre cento naufraghi, donne e uomini, di etnie, religioni e culture diverse, in mare da ormai venti giorni, che si riparano sotto una specie di tettoia improvvisata con alcuni teli. Le condizioni di sovraffollamento sono evidenti.

Lo stallo si protrae.

A fronte di tale situazione emergenziale, decide allora di scendere in campo la Procura della Repubblica di Agrigento che dispone il sequestro preventivo in via d’urgenza della nave Open Arms, determinando, di conseguenza, lo sbarco immediato di tutti i migranti.

Il GIP di Agrigento convalida la misura, essendo verificati (a suo giudizio) entrambi i presupposti giuridici del sequestro preventivo, ossia il fumus commissi delicti (la sussistenza di elementi di fatto, anche indiziari, che portino a ritenere verosimile che un reato sia stato commesso) e il periculum in mora (la necessità di tutelare un diritto soggettivo in modo immediato per evitare danni irreparabili).

Il fumus commissi delicti si ravvisa nella condotta omissiva dei pubblici ufficiali competenti, consistita nella mancata assegnazione del POS e, di conseguenza, nell’adozione dei provvedimenti indifferibili volti a salvaguardare beni giuridici di primaria rilevanza quali l’incolumità e la salute dei migranti mentre il periculum in mora si sostanzia nell’aggravarsi delle condizioni di salute sia fisiche che mentali dei passeggeri di Open Arms.

La parola passa a questo punto alle aule di tribunale.

 

Procura della Repubblica Tribunale di Palermo – Open Arms – Memoria Conclusionale del Pubblico Ministero, 2019, (in .pdf) scaricabile:

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