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Il vaccino MPR non causa autismo – “Measles, Mumps, Rubella Vaccination and Autism” (Annals of Internal Medicine, 2019)

Un nuovo studio realizzato in Danimarca, finanziato da Novo Nordisk in associazione col Ministero della Salute danese e pubblicato su “Annals of Internal Medicine” dell’American College of Physicians dimostra che la somministrazione del vaccino morbillo-parotite-rosolia (MPR) non è in alcun modo associata a diagnosi di casi di autismo effettuate in momenti temporali successivi alla vaccinazione.

 

Metodi

Lo studio è stato effettuato su una coorte di 657.461 bambini nati dal 1 gennaio 1999 al 31 dicembre 2010. Di questi, 625.842 erano stati vaccinati, mentre 31.619 non avevano ricevuto il vaccino MPR.

In Danimarca, la prima dose del vaccino MPR è somministrata all’età di 15 mesi, con una seconda dose all’età di 12 anni (fino al 2008 la seconda dose venina iniettata a 4 anni).

Le diagnosi di autismo (6517 casi) sono state reperite sul “Danish Psychiatric Central Register” e ricomprendono disturbi dello spettro autistico (1997 casi), autismo atipico (537 casi), sindrome di Asperger (1098) e altri problemi dello sviluppo (2885).

 

Risultati

L’obiettivo dello studio era quello di appurare se il vaccino MPR aumentasse il rischio di autismo nei bambini, in sottogruppi specifici o in specifici periodi temporali successivi alla vaccinazione.

I sottogruppi presi in considerazione per la ricerca sono caratterizzati da sesso, data di nascita, somministrazione concomitante di altre vaccinazioni, familiarità e da specifici punteggi di rischio di autismo assegnati sulla base di diversi fattori familiari o ambientali

Le variabili utilizzate per dare un punteggio al rischio di autismo sono state: l’età del padre e della madre al momento del parto (il rischio sale se l’età dei genitori è superiore a 40 anni), l’indice di Apgar a 5 minuti dalla nascita, il peso alla nascita (maggior rischio sotto i 2,5 kg), la circonferenza cranica , l’età gestazionale (maggior rischio per parti prematuri, antecedenti alla 37ma settimana), modalità del parto (maggior rischio con forcipe o ventosa), fumo durante il parto.

I risultati ottenuti non mostrano alcuna correlazione statisticamente significativa tra la somministrazione del vaccino MPR e un accresciuto rischio di sviluppare sindromi dello spettro autistico.

Come si nota dal grafico presentato nell’articolo, l’incidenza delle diagnosi di autismo mantiene la medesima curva (con la medesima pendenza) sia in presenza di bambini vaccinati che di bambini non vaccinati.

Tra i bambini vaccinati vi sono stati 5992 diagnosi di autismo (quasi l’1% dei bambini vaccinati) contro i 525 casi di autismo tra i bambini non vaccinati (1,66%).

 

I risultati ottenuti non supportano nemmeno la tesi che il vaccino MPR causi autismo in sottogruppi caratterizzati da fattori di rischio familiari o ambientali.

Come si nota dalla Figura 3, tutti i valori del “rapporto di rischio” (hazard ratio) si approssimano ad uno (a indicare che non vi è nessuna differenza in termini di numero di eventi tra i gruppi “bambini vaccinati” e “bambini non vaccinati”) con l’eccezione del sottogruppo “bambini di un anno con familiarità con autismo” per il quale il rapporto di rischio è di 2,39.

Si rammenta che un “rapporto di rischio” pari a 1 significa che entrambi i gruppi (quello base e quello di controllo) manifestano lo stesso numero di eventi in uno specifico lasso temporale, non evidenziando così differenze significative sulla base delle variabili esaminate.

 

Infine, non vi è modo di rilevare una maggiore o minore incidenza di diagnosi di autismo in specifici periodi temporali successivi alla vaccinazione.

 

L’articolo “Hviid A, Hansen JV, Frisch M, et al. Measles, Mumps, Rubella Vaccination and Autism: A Nationwide Cohort Study. Ann Intern Med. [Epub ahead of print 5 March 2019] 170:513–520.doi: 10.7326/M18-2101” in .pdf, (scaricabile):

Measles, Mumps, Rubella Vaccination and Autism - A Nationwide Cohort Study (Ann Intern Med)

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