Luciano Canova – Galileo reloaded

Galileo ancora oggi affascina per la sua personalità istrionica, la sua spiccata intelligenza, il suo ingegno matematico e così viene normalmente ricordato nell’immaginario collettivo.
L’altro lato meno conosciuto (e più sbarazzino) dello scienziato pisano ce lo presenta invece Canova: come tutti i geni, Galileo è anche un precursore, un grande comunicatore che non avrebbe avuto difficoltà a sopravvivere nell’epoca moderna con i suoi social media fatti di networking, influencers, likes e, talora, inopportuni e indisponenti trolls.
Il Galilei era poi un uomo irrequieto, un po’ spaccone, gran polemista, libertino quanto basta e, soprattutto, estremamente ostinato e tenace nel difendere le proprie idee.

Tra le tante, brillanti, idee, la fiducia incondizionata nel metodo scientifico e la ferma convinzione dell’autonomia di cui debba godere l’uomo di scienza rispetto, ad esempio, ai convincimenti della religione.

Pur vivendo in un’epoca in cui le autorità ecclesiastiche (e non solo) argomentavano richiamando in modo acritico l’ “autorità” delle antiche fonti (ad esempio Aristotele o le Sacre Scritture), nelle dispute Galileo si affidava sempre alla ragione, al metodo scientifico, cercando nell’evidenza empirica argomenti con cui difendere la sua tesi.

Non ce l’ha con Aristotele, solo che “alcune volte si parte dall’opinion sua” non per capriccio o perché non abbia letto o capito il ragionamento aristotelico, “ma perché le ragioni me lo persuadono”.
D’altra parte, lo stesso filosofo greco ha insegnato di “quietar l’intelletto a quello che (..) è persuaso dalla ragione, e non dalla sola autorità del maestro”.

Insomma, ciò che non è dimostrabile non esiste, molto meglio affidarsi a esperimenti pratici che parlare soltanto di teoria.

Proprio Galileo diffida di quegli uomini che “prima si stabiliscono nel cervello la conclusione e si fissamente si imprimono che del tutto è impossibile l’eradicarla giammai”, nonostante quanto venga loro detto o dimostrato.
Non basta mettere sul piatto riflessioni “ingegnose e concludenti” se si fronteggia quel tipo di uomo che non deduce razionalmente la conclusione del suo pensiero ma lo fa sulla base di idee preconcette e che, una volta sconfessato, risponde solo con “disdegno ed ira acerbissima”.

Per sconfiggere questo atteggiamento serviva una vera e propria rivoluzione culturale, proprio quella cui si vota Galileo.
E il suo seme è giunto fino a noi come una pianta discretamente rigogliosa.

Non dobbiamo però mai dimenticare la lezione ricevuta: verificare, porsi delle domande, approcciare in maniera razionale i problemi, domandarsi se le conclusioni preconfezionate che ci vengono presentate abbiano davvero un senso, superare i pregiudizi, aprire la mente a nuovi orizzonti anche quando sembrano inconcepibili e rivoluzionari come una teoria copernicana.

 

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