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“Increasing Exposure to Antibody-Stimulating Proteins and Polysaccharides in Vaccines Is Not Associated with Risk of Autism”

Lo studio presentato da Frank DeStefano, Cristofer S. Price e Eric S. Weintraub nel 2013 tenta di rispondere ai dubbi e alle preoccupazioni, sollevati da molti genitori, in relazione a un possibile legame causale intercorrente tra le vaccinazioni (specialmente quelle multiple) e la manifestazione di disturbi dello spettro autistico.

Da indagini effettuate, emerge infatti come tra le principali preoccupazioni dei genitori per la salute dei loro figli vi siano: la somministrazione di un numero troppo elevato di vaccini nei primi due anni di vita dei bambini, l’inoculazione di un numero troppo elevato di vaccini in una sola visita (come ad esempio accade col vaccino esavalente), nonché il paventato legame tra vaccinazioni e autismo.

Il campione selezionato per il presente studio è composto da bambini nati tra il 1994 e il 1999, che avevano completato il loro percorso vaccinale obbligatorio dalla nascita fino al secondo anno di età.
Due gruppi ne fanno parte: un gruppo di soggetti vaccinati che aveva manifestato disturbi dello spettro autistico nel corso degli anni (256 bambini) e un gruppo di controllo composto da soggetti vaccinati che invece non avevano manifestato alcun disturbo (752 bambini).
Al momento della raccolta dei dati, i soggetti avevano tra i 6 e i 13 anni e la diagnosi di autismo veniva effettuata tramite punteggi, questionari e valutazioni standardizzate e mutualmente riconosciute. I valutatori non erano inoltre a conoscenza della storia vaccinale dei soggetti, per evitare errori statistici (bias).
Il campione veniva quindi stratificato in tre fasce di età (dalla nascita a tre mesi, dalla nascita a 7 mesi, dalla nascita a 2 anni), ne veniva misurata l’esposizione agli antigeni inoculati tramite vaccino e veniva quindi valutata l’associazione tra tale esposizione e l’insorgenza di disturbi dello spettro autistico (ASD), di autismo (AD) e di forme di regressione (ASD con regressione).
Lo studio non presupponeva che ogni vaccino apportasse un medesimo carico antigenico ma computava singolarmente le diverse proteine e polisaccaridi immunostimolanti presenti in ogni vaccino inoculato (ad esempio, per il morbillo venivano considerati 10 antigeni per ogni dose di vaccino, per la parotite 9, per la varicella 69 e così via).

I risultati dello studio dimostrano che non si è rilevata alcuna associazione statisticamente significativa tra l’esposizione ai suddetti antigeni, cui i bambini sono venuti in contatto tramite le vaccinazioni, e il rischio di sviluppare disturbi dello spettro autistico.

L’associazione non si verifica, in nessuna delle tre le fasce di età considerate, né prendendo in considerazione l’esposizione al numero di antigeni totali ricevuti con le vaccinazioni, né prendendo in considerazione la massima esposizione giornaliera al più alto numero di antigeni ricevuti con una vaccinazione.

La conclusione cui pervengono gli autori è che, sin dalla nascita, un bambino è esposto a centinaia di virus e antigeni indipendentemente dalle vaccinazioni ricevute: non dovrebbero quindi sussistere preoccupazioni in merito al numero di antigeni inoculati tramite le vaccinazioni.
Inoltre, la possibilità che la stimolazione immunologica causata dai vaccini possa essere correlata, durante i primi 2 anni di vita, all’insorgenza di disturbi dello spettro autistico non è supportata dalle conoscenze attuali sulle basi neurobiologiche dell’autismo, che sembra invece essere geneticamente determinato, con origine nello sviluppo prenatale.

Increasing Exposure to Antibody-Stimulating Proteins and Polysaccharides in Vaccines

 

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